Sri Lanka pt. 2

Così, il pomeriggio della nostra visita a Pidurangala, io e Cecilia, pur avendo in programma di restare a Dambulla un’altra notte, decidiamo di partire per Kandy, la seconda città per importanza dello Sri Lanka. Incastrata tra le montagne, Kandy si affaccia su un bellissimo lago dove arriviamo proprio in concomitanza con un temporale.

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Ma non ci facciamo intimorire dagli scrosci torrenziali che a fine marzo prenannunciano l’arrivo della stagione dei monsoni e, dopo aver posato le nostre cose, riusciamo a vedere uno spettacolo della famosa danza tipica, la Kandyan dance, e a visitare uno dei templi più grandi e famosi del paese, il Temple of the Thoot (dove quindi dovrebbe essere conservato il primo dente di Buddah).

Highlight della serata il “kottu”, piatto composto da una specie di piadina tagliata a piccolissimi pezzi e cotta con curry e carne e/o verdure accompagnato da un bicchiere di birra – attenzione perchè gli alcolici in Sri Lanka, in quanto terra di religione buddhista/induista/islamica, sono proibiti, quindi la birra è “illegale” e presente solo per i turisti che la possono bere purchè questa attività venga fatta di nascosto.

Il giorno seguente passiamo una mattinata bellissima al Royal Botanical Garden, che nel mese di marzo/aprile è fiorito – e dove mia sorella, da buona biologa, mi spiega tutto il possibile sulla rigogliosissima flora locale dove la biodiversità è incredibilmente alta. Nell’orto botanico poi abbiamo un incontro molto particolare con i pipistrelli che abitano a migliaia i grandi alberi presenti, esperienza a dir poco surreale.

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Nel pomeriggio avremmo voluto visitare la Udawattakele Forest Reserv che si estende sulla collina circostante la città, ma essendo troppo tardi abbiamo dovuto desistere a causa degli orari di chiusura troppo stretti per poter ammirare tutta le miravigliose specie, animali e vegetali, presenti. Questo ci ha permesso di visitare la città a fondo e programmare il nostro viaggio per il giorno successivo: lo Sri Pada.

Infatti da Kandy abbiamo preso il famosissimo treno che si sonda verso sud, destinazione finale Ella. Noi, però ci siamo fermate a Dalhousie, ultimo avamposto prima della salita sulla montagna più alta del paese il Grand Adam’s Peak. E’ usanza percorrere la salita/pellegrinaggio di notte e in particolare durante le notti di luna piena; inoltre il percorso è interamente composto da scalini ed è visitato da migliaia di persone al giorno. A nostra insaputa il giorno da noi scelto per l’ascesa, la notte tra il 31/03 e il 1/04 coincideva con l’equinozio di primavera e di conseguenza il giorno di massima affluenza per il pellegrinaggio motivo per cui, pur essendo salite quasi fino in cima, alle 3 di notte ci siamo viste costrette alla ritirata perchè i tempi di avanzamento erano di circa 10m ogni mezz’ora. L’esperienza in sé è stata comunque fantastica, abbiamo salito scale affianco di migliaia e migliaia di credenti – donne e bambini, neonati e vecchi, famiglie e comitive – che cantavano inni sacri per darsi forza durante uno dei momenti più importanti dell’anno.

Il giorno seguente, un po’ stremate, decidiamo comunque di procrastinare il nostro relax e proseguiamo il viaggio in treno fino ad Ella dove, dopo mille peripezie arriviamo nella nostra stanza (forse la peggiore di tutta la permanenza) e finalmente ci concediamo una birra, delle patatine fritte e soprattutto riusciamo a lavare il nostro bagaglio che nel contempo era in condizioni a dir poco tremende.

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Dopo una notte di riposo, la mattina del 2 aprile, dopo un’abbondante colazione a base di yogurt di bufala, decidiamo di visitare il Little Adam’s Peak, piccola montagna che richiama il nome della sorella più grande, da cui si possono ammirare tutte le colline circostanti e le bellissime cascate presenti in zona, e poi decidiamo di incontrare un’amica, conosciuta durante il viaggio, per andare a vedere il famoso passaggio del treno tra Kandy e Ella sul viadotto che arriva in città.

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Infine visitiamo le cascate di Ella, una meta abbastanza frequentata da turisti e non in virtù delle fresche acque che scendono dalle montagne: a noi non hanno colpito, ma forse in altri momenti dell’anno vale la pena farci un salto e, sfidando i cartelli che avvisano di non buttarsi nelle acque della cascate, fare un tuffo per rinfrescarsi.

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