Ok, quindi: sono stata in questa fantastica città per la seconda volta in meno di due anni.
La domanda che viene a tutti e che mi sono fatta io stessa è: perchè?
La verità è che io a Tokyo non ci volevo tornare granchè, se non fosse che L. ha insistito talmente tanto alla fine abbiamo comprato il volo e ci siamo ritrovati, una domenica di febbraio, a Tokyo.


Lo “Shock Culturale” come Comfort Zone
Lo so il Giappone ora è in trend. Sembra che tutti siano lì o stiano per andarci o ci siano appena andati. Ma forse un motivo c’è.
Quando ci siamo stati nel 2024 per il nostro viaggio di nozze eravamo ovviamente affascinati da tutto: la cultura, le luci, l’immensità di questa città che fa più di 37 milioni di abitanti. Eravamo stati investiti da tutta una serie di stimoli che noi europei, anche nelle grandi capitali come Parigi, Londra, Roma, non conosciamo.
Questa volta siamo tornati esattamente per questo, per ritrovare quello “shock culturale”.
Volevamo risentirci un po’ spaesati, ma allo stesso tempo accolti, da questa metropoli unica.
Il sapore della familiarità dall’altra parte del mondo

E devo dire che la scossa elettrica di quella domenica, di aver ripreso la Yamanote Line, di avere la SUICA carica e pronta per esplorare, è stata proprio quello che cercavamo, che alla fine era quello che anche io volevo riprovare, pur non essendo stata la promotrice principale del viaggio.
Così quella domenica abbiamo girato un po’ spaesati per la città, ricercando sensazioni familiari eppure così distanti. E infatti siamo tornati nel nostro posto preferito di Tokyo per mangiare ramen (Shinbu Sakiya Ramen). Insomma, eravamo in cerca del comfort, pur essendo dall’altra parte del mondo.
L’arte del ritorno: una questione di prospettiva
Che poi, ecco, questo mi piace ricordare: lo strano effetto che fa tornare in luogo dove si è già stati ma che è dall’altra parte del pianeta.
Non so a quante persone capiti di fare una cosa del genere. Cioè, chiaro, per noi europei si torna abbastanza agilmente a Roma, Parigi, Londra, Berlino, si torna in Grecia nelle spiagge che amiamo, si torna anche nei ristoranti e nei posti che ci sono piaciuti di più quando siamo stati in quelle città la volta prima. Ma quanti tornano in un luogo così distante e “diverso”? Non so, ma quella sensazione, di camminare in un posto che già si conosce, ma che è distante migliaia di chilometri, per me è stata impagabile.

La febbre del Giappone
Ed è quello che mi ha fatto venire la “febbre” per il Giappone. Ora è passato poco più di un mese da quando siamo ritornati, e penso forse giornalmente a quando (spero) tornerò. Perchè a questo punto voglio tornare a Tokyo una volta l’anno. Forse esagero, ma l’idea che prima mi sembrava “una perdita di tempo” ora mi pare come una possibilità, a cui non posso (o voglio) rinunciare.
Tornare a Tokyo, tornare in Giappone, vedere lo stesso posto conosciuto, esplorare luoghi nuovi. Vivere la “quotidianità” di un luogo tutt’altro che quotidiano.
Hakone e Kamakura: due gite, mille emozioni
Come nei due giorni in cui abbiamo fatto delle mini gite fuoriporta.


Ad Hakone ci siamo andati per l’Onsen, esperienza che nel 2024 non avevamo fatto (o meglio, avevamo fatto a Beppu con 38° all’ombra, non propriamente consigliabile). Siamo stati a Hakone Yuryo, che consiglio tantissimo, specialmente se come noi avete tattoo, perchè hanno delle splendide e accessibili camere con vasca private.
Dopo il bagno termale rigenerante, abbiamo provato una sensazione che i giapponesi chiamano Yūgen: un senso profondo e misterioso della bellezza dell’universo, quasi doloroso nella sua perfezione. È quello che abbiamo provato prendendo la funicolare e la cabinovia per andare a vedere il meraviglioso Monte Fuji. Esperienza che consiglio assolutamentissimamente.
La gita a Kamakura è stata forse anche più bella. Una giornata straordinaria, il mare calmo, il sole caldo, il Fuji in lontananza. Ma il momento perfetto è stato al tempio Hase-dera
Lì, tra i ciliegi già in fiore, sono rimasta incantata a osservare il Komorebi: la luce del sole che filtra attraverso le foglie degli alberi. In quel gioco di luci e ombre, tra il sacro del tempio e la natura che si risvegliava, tutto era perfetto, insomma.
Sayonara (per ora)
Quindi, alla domanda se tornerei ancora in Giappone, la risposta è chiaramente sì, magari tra qualche anno, lasciando che questo trend un poco si affievolisca e per rivedere lo stesso Paese dopo qualche tempo, la sua evoluzione, quello che succederà.
Mi sento incredibilmente fortunata e grata ad avere avuto la possibilità di fare questo secondo viaggio nel giro di così poco tempo.
Lascio qui una serie di foto che per me sono le più belle fatte in questo splendido viaggio.




Kotoku-in, Daibutsu in Kamakura





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