L’arte di trovare lo zen tra la classe e la sessione: perchè “Yoga” di Carrère mi ha fregata

Ho iniziato questo libro con poche aspettative e anche con un po’ di supponenza. Avevo già sentito parlare di Carrère e immaginavo che avrei trovato il classico tomo da radical chic che racconta di quanto sia rigenerante lo yoga per la mente e di come tutti dovrebbero provare, almeno una volta, a stare seduti con gli occhi chiusi a meditare. Spoiler: è andata così, ma anche no.

Mi scoccia ammetterlo, ma è uno dei libri migliori che ho letto ultimamente. Carrère scrive in maniera puntuale e con un tono decisamente sarcastico. Un modo di scrivere che mi ha agganciata dalla prima pagina perchè è esattamente il tono che vorrei avere io: la capacità di attrarre con una frase e, allo stesso tempo, suscitare un misto di autoironia ed empatia profonda. Forse bisogna leggere per capire veramente di cosa parlo.

In virtù di questa scrittura così accattivante, non sono riuscita a smettere di leggere, anche se – alla fine – questo libro è tutt’altro che un racconto rilassante.
La vita che racconta l’autore è la sua: piena di casini, imprevisti, questioni concrete, gli “scazzi” di ogni giorno. Racconta come succedono le cose, a volte per puro caso, e come queste ti cambiano l’esistenza. Una vita che spesso nasconde qualcosa che nemmeno tu riesci a vedere, e in cui si combatte costantemente contro «quello che Baudelaire chiamava lo spleen» (come recita la quarta di copertina dell’edizioni Adelphi che ho letto, ah yes, così radical chic).

È dura da ammettere, ma tutti noi combattiamo contro lo spleen, quell’angoscia sotterranea che ci attanaglia la domenica sera quando sappiamo che il lunedì è inevitabile! Anche io, che nel mio piccolo faccio il lavoro più bello del mondo, a volte subisco l’implacabile presenza di questo sentimento e vorrei scappare per un altro viaggio piuttosto che tornare a scuola.

Ma, al netto dello spleen e del radical chic, Carrère parla effettivamente dello yoga. Il libro parte raduno di meditazione vipassana a cui l’autore partecipa perchè la sua intenzione è proprio quella di scrivere un «libretto arguto e accattivante sullo yoga». Quale migliore occasione se non quella di «osservare la propria respirazione, seduti immobili su un cuscino» in mezzo a centinaia di sconosciuti, per poi farne un resoconto brillante? Purtroppo (o per fortuna) le cose non vanno come previsto e, come dice lui stesso, la storia finisce in «mari più burrascosi» che non vi spoilero, ma in cui vi consiglio caldamente di tuffarvi.

E sì, perchè i mari burrascosi sono quelli della vita vera, quelli in cui capitiamo tutti. C’è chi odia il proprio lavoro, chi si separa, chi non sa che fare si sé, e chi – pur amando la propria professione – attraversa periodi stressanti per colpa di colleghi difficili. Spesso, questi eventi personali si accavallano a quelli della Storia con la S maiuscola. Prendiamo me, ora: sicuramente mi ricorderò questo periodo per il conflitto in Iran che va a modificare il prezzo del GPL che devo fare per andare a insegnare a scuola a 30km da casa. Sono precaria, la cosa mi stressa, a scuola ho un collega che lasciamo perdere, e magari col senno del poi, mi renderò conto di come mi sono vissuta male questa fase per una contingenza di eventi.

Ecco, questo è quello che racconta Carrère: di come lo Yoga, pur nella burrasca più nera che è stata la sua vita, (tra alti e bassi lavorativi e personali) sia sempre stato un punto fermo. Un appiglio altalenante, certo, ma costante. Conoscendo intimamente questa pratica, cerca di dare una definizione; ne tira fuori una decina, tutte diverse e tutte assolutamente calzanti.

Questo ci fa riflettere su come ognuno di noi abbia la sua personale costante, quella cosa che fa, nonostante tutto, e che funge da coperta di Linus. Per me, ad esempio, è il mio diario. Non ce l’ho da sempre, ma da quando ho deciso di compiere il primo grande cambio di rotta della mia vita (passare da Architettura a Storia dell’arte). Da lì in poi ho sempre scritto, magari interrompendomi per mesi, trascurando la pratica, ma poi tornando sempre a riempire le pagine.

Annotare i miei pensieri in qualche forma è una sorta di yoga per me? Forse sì. Sta di fatto che Yoga di Emmanuel Carrère è un signor libro, che spero che vi abbia incuriosito un pochino e che finisca presto sui vostri comodini.

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