Un libro dolce per accompagnarci verso la fine dell’estate: appunti su “Il libro dell’estate” di Tove Jansson

TITOLO: Il libro dell’estate
AUTORE: Tove Jansson
N° PAGINE: 165
TRAMA IN 3 PAROLE: natura, complicità, scoperte
A CHI LO CONSIGLIO: A chi vuole accompagnare il cambio di stagione e sta cercando un libro intimo e poetico con cui salutare l’estate e accogliere i primi spifferi d’autunno.

Sogno – che meraviglia!

È questa la sensazione che mi ha lasciato la lettura de Il libro dell’estate di Tove Jansson. Quello che ci troviamo tra le mani è una raccolta di piccole scene estive. Sofia e la nonna vivono la loro estate sull’isola, in profonda serenità. Un’ambientazione che ha un fascino tutto suo, perché, come scrive l’autrice, “Un’isola può essere un posto tremendo per chi l’avvicina dall’esterno”, circondata da un mare che “è sempre teatro di eventi insoliti”.

I dialoghi tra la nonna e Sofia sono così spontanei e inusuali, che spesso mi fanno sorridere. Un sorriso buono. La nonna serve a Sofia perché è vecchia e Sofia serve alla nonna perché è bambina. Che coppia bellissima. Ci rivedo un po’ i dialoghi che ho con i bimbi a scuola.

Durante le loro avventure sull’isola, Sofia impara cos’è la vita, la morte, l’amore, l’amicizia, comprendendo piano piano che “Ognuno deve poter sbagliare di persona”. I brevi capitoli sono piccole e fresche parabole di una vita semplice che profuma di mare, alghe, sottobosco (dove magari “dapprincipio la famiglia cercò di rendere il bosco fantasma ancora più sinistro di quanto già non fosse”). La bimba aiuta la nonna a ricordare e la nonna insegna quello che ha imparato. È uno scambio dolce e tenero.

Questo libro mi ha infuso molta tenerezza. Queste piccole scene quotidiane sanno di un mondo sereno e semplice dove la vita segue il passo della natura e dove si impara osservando o parlando con sincerità e naturalezza. Eppure, in mezzo a questa pace, si percepisce che “tutto andava bene ma c’era ovunque un’ombra di malinconia”.

È un libro dolce per accompagnarci verso la fine della stagione, sfogliando pagine in cui “le rondini di mare gridavano ancora una volta e così terminò il giorno di san Giovanni”, fino a renderci conto che, inevitabilmente, “ogni anno le notti di autunno scendono senza che nessuno se ne accorga”.

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