Tsugumi di Banana Yoshimoto: un’estate sospesa nel tempo

TITOLO: Tsugumi
AUTORE: Banana Yoshimoto
N° PAGINE: 152
TRAMA IN 3 PAROLE: forza, estate, ricordi
A CHI LO CONSIGLIO: A chi ama le atmosfere sospese e malinconiche che raccontano di ricordi e momenti di vita speciali, pur nella loro inevitabile caducità.

Qui tra l’aria fresca e i ritmi lenti della montagna, nel cuore di questo agosto, vale sempre una piccola grande regola: in estate si leggono libri brevi, perché rinfrancano lo spirito. E con le sue centocinquanta pagine scarse, Tsugumi di Banana Yoshimoto ha fatto esattamente questo, trascinandomi lontano, verso un mare fatto di salsedine e nostalgia.

La storia di un sogno Quando leggo Banana Yoshimoto ho sempre l’impressione di leggere la storia di un sogno. I suoi romanzi hanno un’anima profondamente onirica, capace di mandarti in un perenne stato di sospensione del tempo e dello spazio. Leggerla non è mai come affrontare un racconto declinato al presente; la sensazione è piuttosto quella di sfogliare ricordi, sogni, o magari eventi che devono ancora verificarsi. Leggendo le sue pagine si viene proiettati indietro e poi avanti, a volte quasi dentro di sé e altre volte fuori, eppure si rimane totalmente, completamente ancorati nell’oggi, nell’ora.

Il capolavoro fragile di Tsugumi Al centro di tutto c’è lei, Tsugumi. All’apparenza “niente più di una pallida ragazzina cresciuta seminando in giro capricci e crisi d’isterismo”. Eppure, dietro questa facciata, si nasconde una ragazza fragile ma con dentro qualcosa di sovrumano, una forza misteriosa che la rende inarrestabile. A tratti diventa “una ragazza straordinaria, un capolavoro assoluto”, capace, anche soltanto con la sua esistenza, “di creare un contatto con le cose enormi.”

Questo libro è, in tutto e per tutto, una poesia. Parla di mare, di un’estate che volge al termine e che, scivolando via, si porta con sé una parte di vita destinata a trasformarsi inevitabilmente in qualcos’altro. Come tutte le stagioni, passa e si trasforma. Alla fine della lettura rimane impressa nella mente un’immagine nitida: lo scintillio dell’acqua, il profumo inconfondibile del sole e della sabbia, e la felicità fugace di un momento che, forse, non tornerà più.

Illusioni e pietre preziose Tra le righe di questo romanzo ci sono verità silenziose che ti costringono a fermare la lettura per prendere fiato. Yoshimoto ci ricorda l’ineluttabilità delle cose (“Anche se si va su tutte le furie, non è che alla fine la realtà dei fatti cambierà”) e la sensazione di risveglio da una lunga bolla di ovatta (“per dieci anni avevo vissuto come protetta sotto un grande velo tessuto con un unico filo intrecciato di più materiali”).

Si riflette sull’esistenza, una vita che a volte sembra “una recita […] rispetto alla parola illusione mi sembrava che fosse più vicina”, e sulla solitudine intrinseca del cammino umano: “gli esseri umani, ovunque si trovino, quando vedono in lontananza, avvolto nella foschia, il porto vero cui sono diretti, capiscono cosa significhi essere uno straniero solo.”

Eppure, in mezzo a questa malinconia, c’è una luce caldissima che illumina la fine dell’estate. La dolce epifania che “l’amore è qualcosa che nei momenti in cui te ne rendi conto, ormai lo stai già vivendo”. In queste atmosfere sospese, “quelle notti sono lunghe, infinitamente lunghe. E splendidi come pietre preziose.”

Un libro magico. Perfetto per salutare l’estate.

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