Sotto l’ombra di Manderley: l’inquietudine e la bellezza di Rebecca, la prima moglie

TITOLO: Rebecca la prima moglie
AUTORE: Daphne du Maurier
N° PAGINE: 411
TRAMA IN 3 PAROLE: Inganno, natura, suspense
A CHI LO CONSIGLIO: Lo consiglio a chi ama i thriller psicologici dalle sfumature gotiche, ambientati all’inizio del secolo scorso.

Quando ci si immerge nelle pagine di Rebecca, la prima moglie di Daphne du Maurier, ci si ritrova fin da subito in uno stato di costante e sospesa attesa. È una lettura che tiene continuamente sulle spine: la protagonista immagina scene probabili, tenta di figurarsi ciò che accadrà, ma la realtà non corrisponde quasi mai a quello che si era prefissata. Ci si ritrova così a camminare accanto a lei con il fiato sospeso, temendo i suoi errori e sperando, quasi con ingenuità, che non compia proprio quelle azioni che finiscono per rivelarsi inevitabili.
Si ha la sensazione di sfogliare un libro fatto di immagini inattese, inesatte, in qualche modo, imprevedibili.

Il peso di un’ombra anonima
Ciò che rende questo romanzo così sottilmente inquietante è il gioco di presenze e assenze. Rebecca viene ritratta con una precisione quasi chirurgica, evocata in ogni dettaglio e citata continuamente. Al contrario, della nostra protagonista non conosciamo nemmeno il nome: l’autrice ci concede solo di sapere che possiede «un nome bello e insolito… Vi dirò che vi si addice».

In questo sbilanciamento, la giovane sposa appare inevitabilmente insignificante rispetto alla figura ingombrante della precedente padrona di casa. Ma la sua vera paura non è legata a un pericolo concreto, bensì a un ricordo tangibile eppure incorporeo, un’ombra che infesta ogni stanza e ogni corridoio di Manderley.

Una natura indifferente e una suspense incalzante
In questo scenario, la natura gioca un ruolo fondamentale: del tutto indifferente al dramma umano, accompagna gli eventi offrendo la scenografia perfetta per una storia che parte con il sapore di un sogno e si trasforma gradualmente in un incubo. C’è una frase in particolare che restituisce la rigidità e l’artificiosità di quella dimora:

«Nella casa di Manderley i fiori selvatici non entravano.»

È un thriller brillante, capace di orchestrare una suspense impeccabile sino all’ultima riga. Se la prima metà del libro costruisce l’atmosfera con lentezza e grazia, la seconda parte travolge completamente. Proprio quando sembra possibile tirare un sospiro di sollievo, ecco che arriva un colpo di scena, e poi un altro, e un altro ancora.

Non è un caso che un maestro del brivido come Alfred Hitchcock ne abbia tratto un capolavoro cinematografico nel 1940 (e che nel 2020 sia stato realizzato un nuovo adattamento per lo schermo).

Tra illusione e realtà: i frammenti del testo
Nel rileggere le citazioni annotate durante la lettura, emerge tutta la fragile psicologia della protagonista, bloccata tra il desiderio di congelare l’istante e la tendenza a ingannare se stessa:

  • «Il momento presente era salvo, era intoccabile.»
  • «La sicurezza stava in questo insignificante frammento di tempo.»
  • «Loro – a differenza di me – non avevano il desiderio di trattenere questo momento, di salvarlo.»
  • «Avevo costruito nella mia mente delle immagini false e mi ero messa a contemplarle.»

Rebecca, la prima moglie si rivela così non soltanto una grande storia di tensione, ma una riflessione profonda sulla memoria, sulle proiezioni mentali e sulla fatica di affrancarsi dagli inganni che noi stessi contribuiamo a costruire.

Una piccola parentesi: non si tratta del solito libro breve da leggere in un paio di serate, con le sue 411 pagine è decisamente un bel tomo! Ma non lasciatevi intimorire dalla mole: la scrittura della du Maurier scorre con un ritmo e un’eleganza tali che le pagine volano via senza quasi accorgersene. Vale assolutamente la pena di dedicargli ogni singolo capitolo.

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